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La donna nel futuro

Mission/Maggiore controllo sull'immigrazione

L'immigrazione in Italia è un fenomeno relativamente recente che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca nei primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del XXI secolo. Il flusso di stranieri in entrata,  iniziò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la "politica delle porte aperte" praticata dall'Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi.

A livello statistico l’anno 2008 pone un segno di demarcazione in quanto, dopo l’entrata dei Paesi dell’Est europeo nella UE, non è stato più possibile rilevarne l’entità numerica attraverso le richieste annuali dei permessi di soggiorno in quanto, nel rispetto della libera circolazione dei cittadini europei sul continente essi possono circolare liberamente senza alcun permesso.

Il massiccio afflusso di stranieri in Italia da oltre un decennio, caratterizzato da un lato dalla diminuzione della presenza dei cittadini dei paesi industrializzati e degli stati membri della Unione Europea e dall'altro dal costante aumento dei cittadini dei paesi in via di sviluppo, è divenuto un fenomeno di vaste e significative proporzioni con rilevanti conseguenze di carattere sociale, economico e politico, soprattutto sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica. La popolazione straniera residente in Italia al 31 dicembre 2013 è di 4.922.085 unità e, rispetto allo stesso dato del 2008 (3.432.590) mostra un aumento del 43,39%.  Secondo Eurostat, al 1º gennaio 2017 l'Italia era il quarto Paese dell'U.E. per popolazione immigrata, ovvero nata all'estero, con 6,1 milioni di immigrati, dopo Germania (12,1 milioni), Regno Unito (9,3 milioni) e Francia (8,2 milioni), appena davanti alla Spagna (6,0 milioni). Era invece il terzo Paese dell'Unione Europea per popolazione straniera, con 5 milioni di cittadini stranieri, dopo Germania (9,2 milioni) e Regno Unito (6,1 milioni) e davanti a Francia (4,6 milioni) e Spagna (4,4 milioni). Per numero di stranieri (inclusi gli apolidi) in percentuale rispetto al totale della popolazione residente, l'Italia si classificava al quattordicesimo posto (su 28) nell'Unione Europea (con l'8,3% di immigrati sul totale della popolazione). 

Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei flussi d'ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica. È del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l'altro di scoraggiare l'immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di permanenza temporanea per quegli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione". La materia sarà tuttavia regolamentata nuovamente nel 2002, con la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede, tra l'altro, anche la possibilità dell'espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica. 

Fra il 2014 e il 2017, cioè nei quattro anni in cui è stato più attivo il flusso dal Nord Africa, sono arrivate via mare in Italia circa 623mila persone. Sono numeri mai sostenuti di recente da nessun paese europeo, esclusa la Grecia.

Il Parlamento, ha provato a risolvere il problema avviando una riforma del Regolamento di Dublino. A novembre del 2017, dopo mesi di lavoro, gli europarlamentari hanno approvato una bozza che avrebbe eliminato il criterio del primo ingresso e introdotto un meccanismo di quote obbligatorio. Diverse organizzazioni internazionali, fra cui Amnesty International, hanno parlato bene della bozza, che però non è stata approvata dai due partiti italiani attualmente al governo, Movimento 5 Stelle e Lega. Il M5S ha votato contro al voto finale durante l’assemblea plenaria, sostenendo che la riforma fosse troppo poco ambiziosa; la Lega si è astenuta. Alla fine del 2017 le persone che godono di una forma di protezione internazionale sono circa 147mila, mentre quelle ancora in attesa e ospitate nelle strutture di accoglienza possiamo stimarle in circa 180mila (dato tratto da un recente rapporto della Fondazione Migrantes). A questi dobbiamo aggiungere i circa 600mila stranieri che vivono irregolarmente sul territorio italiano; sono persone a cui è scaduto il permesso di soggiorno, o a cui è stata respinta la richiesta di asilo, e che continuano a vivere in Italia.

I problemi dell'Italia derivano dal modo in cui è stato gestito il flusso migratorio di questi anni: senza un sistema di accoglienza pronto per gestire queste cifre (si pensi allo squilibrio fra CAS e SPRAR), con un aiuto europeo azzoppato (vedi il fallimento della riforma di Dublino e dei ricollocamenti) e con una popolazione poco abituata all’integrazione e alla convivenza con gli stranieri.

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